Abbiamo letto la presa di posizione del PLR del Mendrisiotto che invoca rimpatri più incisivi per i richiedenti l’asilo definiti “problematici”.
Siamo convinti che un tema così delicato meriti più profondità e meno semplificazioni.
Parlare in modo generico di “asilanti problematici” rischia di trasformare situazioni complesse in un’etichetta. Dietro molti casi vi sono traumi, fragilità psichiche, percorsi migratori segnati da violenze, dipendenze, vulnerabilità sanitarie e sociali. Non tutto è riducibile a una questione di ordine pubblico.
Quando vengono commessi reati, il diritto va applicato con fermezza. Ma presentare il rimpatrio come risposta principale significa eludere il problema invece di affrontarlo. Non sempre il rimpatrio è giuridicamente possibile. E soprattutto non è uno strumento di gestione del disagio.
Se oggi emergono criticità, occorre avere l’onestà di guardare anche alle responsabilità istituzionali. Negli ultimi anni il sistema di accoglienza è stato sottoposto a pressioni continue e a misure di risparmio. Meno personale specializzato, meno accompagnamento sociale, meno strumenti di presa in carico producono inevitabilmente più tensioni e più situazioni difficili.
Indebolire il sistema e poi indignarsi per le sue fragilità non è una soluzione.
La sicurezza è un valore fondamentale, ma non si costruisce con slogan. Si costruisce investendo nella prevenzione, nella presa in carico individuale, nella distinzione chiara tra chi delinque e chi è vulnerabile. Si costruisce con coordinamento tra Confederazione, Cantone e Comuni, non con dichiarazioni che riducono tutto a una misura simbolica.
Il Mendrisiotto conosce bene il tema dell’accoglienza. È un territorio che negli anni ha fatto la sua parte. Proprio per questo servirebbe un dibattito responsabile, che punti a rafforzare il sistema e non a scaricare la complessità su una parola d’ordine.
Se vogliamo più sicurezza, dobbiamo volere anche più competenza, più risorse e più responsabilità politica.
Le scorciatoie non risolvono i problemi. Li spostano.
Articolo di Marco D’Erchie. La Regione 21 febbraio