Secondo uno studio condotto nel 2024 dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo e dalla SECO oltre la metà delle persone interpellate ha vissuto nel corso della propria vita lavorativa molestie sessuali o sessiste. Le donne sono più colpite degli uomini (58,8 % tra le donne e 45% tra gli uomini). Questo significa che una donna su due subisce comportamenti e commenti non richiesti che feriscono o mettono a disagio. I tipi di comportamento più frequentemente vissuti sono osservazioni o battute generalmente svilenti o oscene o allusive, racconti a contenuto sessuale non richiesti, gesti o atteggiamenti osceni, sguardi invasivi e messaggi non desiderati.
Lo studio rileva anche che non si tratta di episodi isolati ma di comportamenti che si ripetono nel tempo. Gli episodi si verificano soprattutto nei momenti informali e negli spazi comuni, ma possono avvenire anche al di fuori del contesto lavorativo.
Le vittime di questi atteggiamenti sono prevalentemente giovani, persone in formazione, con contratti ausiliari e con lavoro a turni. È bene rilevare che se le vittime possono essere sia uomini che donne, tuttavia gli autori sono nettamente in maggioranza uomini.
Il rapporto evidenzia purtroppo che la maggior parte delle vittime (40%) tende a non denunciare, reagire e non parlare di quanto succede con chi dovrebbe garantire il benessere sul posto di lavoro, ovvero i quadri o le risorse umane. Questa difficoltà di denunciare deriva spesso da paura, vergogna e sfiducia nel sistema. Le vittime temono di non essere credute, di giudizio sociale (di venire colpevolizzate) e peggio di vivere ritorsioni (perdere il posto di lavoro).
Il quadro che emerge è preoccupante: nei luoghi di lavoro una donna su due vive violenza. La cultura patriarcale permette la diffusione di comportamenti che feriscono e umiliano sui posti di lavoro. È necessario un cambio di cultura di reali strumenti e interventi in grado di prevenire, contrastare e punire. Le sindacaliste e i sindacalisti negli ultimi anni stanno lavorando in questo senso per cambiare la cultura sui posti di lavoro e per non tollerare più nessun tipo di molestia.
In questo contesto l’iniziativa antidumping in votazione l’8 marzo è più che necessaria per finalmente dotarsi di strumenti per raggiungere la tanto decantata parità di genere e maggiore rispetto della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Votiamo sì all’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!”
Potenziamo l’ispettorato del lavoro, in modo da poter approfondire adeguatamente le discriminazioni di genere sui posti di lavoro e intervenire.
Articolo di Lisa Boscolo, granconsigliera PS, apparso su Tio.ch il 18 febbraio 2026