L’iniziativa per un Fondo per il clima vuole mettere a disposizione i mezzi finanziari per cofinanziare gli investimenti necessari per arrivare a netto zero emissioni CO2 entro il 2050 come tra l’altro votato dal popolo.
Per far ciò si propone che i finanziamenti federali al fondo non vengano considerati nel freno all’indebitamento ma si consenta un aumento del debito pubblico.
Attualmente la Confederazione ha 141 miliardi di debito netto. Se computiamo il valore di riacquisto dell’infrastruttura ferroviaria di 160 miliardi (già dedotti i 4 miliardi di debiti) e delle strade nazionali per 146 miliardi, disponiamo di un patrimonio infrastrutturale interamente pagato che non figura nel bilancio federale: possiamo dire che la Confederazione non ha debiti ma importanti infrastrutture in buono stato (5 miliardi/ anno per manutenzione dai fondi ferrovia e strade).
L’iniziativa prevede che la Confederazione metta a disposizione tra 0,5 e 1% del PIL cioè 4 a 8 miliardi/anno per il Fondo per il clima.
Attualmente per misure ambientali finanzia poco più di 2 miliardi/anno. In caso di accettazione dell’iniziativa la Legge Fondo clima la detta il Parlamento notoriamente a maggioranza centrodestra, ottimisticamente possiamo ipotizzare che il fondo potrà beneficare al massimo di 6 miliardi compresi i 2 mia già in vigore. Maggiori uscite per 4 miliardi/anno cumulate in 25 anni si arriva a 100 mia di aumento del debito pubblico.
Il debito pubblico nazionale (Confederazione Cantoni Comuni Assicurazioni Sociali) ammonta a 310 miliardi il 35% del PIL, nettamente inferiore a molti Paesi industrializzati (DE 63%, GB 100%, F 115%, I 138%, USA 126%, JP 259%). Con 100 miliardi in più arriveremo nel 2050 a 410 miliardi, 50% del PIL attuale, ancora sotto il 60% del trattato di Maastricht. L’attuale debito di 141 miliardi costa 1,25 miliardi anno di interessi, l’1,5% delle uscite della Confederazione, se cresce di 100 mia con i tassi di interesse attuali sono circa 2,5 miliardi. Chiaro i tassi nel 2050 potranno essere più alti, ma anche il PIL crescerà (+23 % dal 2000). Per contro risparmieremo 8 miliardi /anno per importazioni di prodotti petroliferi, e i miliardi che investiremo per risanare edifici, realizzare impianti per energia rinnovabile, reti elettriche intelligenti, generano lavoro, imposte, IVA. L’iniziativa è quindi economicamente sostenibile.
A saldo circoscriviamo il debito ambientale che lasciamo alle prossime generazioni, rallenteremo la crescita dei danni da eventi estremi già ora pesanti: Val Maggia 2024 100 mio 8 morti, alluvioni 2003 2,7 miliardi, canicole che in media hanno causato più di 1000 decessi all’anno, grandinata Locarnese 2023 300 mio 1% PIL Cantone.
Eventi estremi in crescita per frequenza e intensità a causa del riscaldamento climatico, crescita che dobbiamo fermare, chiaro la Svizzera da sola non basta ed è per questo che gran parte dei Paesi del mondo ci stanno lavorando. Con il Fondo per il clima potremo fare la nostra parte.
Articolo di Bruno Storni, consigliere nazionale PS, apparso il 12 febbraio sul Corriere del Ticino