Oggi tocca a noi osare per guardare al domani

Sono decisamente a favore di un Fondo per il Clima sul quale andremo a votare il prossimo 8 marzo.

Per cinque motivi.

Primo: investire nella transizione energetica e nell’adattamento alle conseguenze del mutamento climatico ha un costo nettamente inferiore se paragonato all’inazione. Il solo evento di Blatten ha causato sin qui danni per 320 milioni di franchi e le previsioni parlano di 34 miliardi nel 2060.

Secondo: il risanamento energetico del parco immobiliare svizzero va a migliorare le condizioni di vita delle inquiline e degli inquilini. In questo modo, anche il 60% delle svizzere e degli svizzeri beneficerà di ambienti freschi in estate, spenderà meno per il riscaldamento e userà energia solare pulita. E, per il settore delle piccole e medie imprese locali, si prospettano due/tre decenni di opportunità di sviluppo e di crescita qualitativa e quantitativa.

Terzo: lo strumento del fondo è quello giusto, perché con le tasse e con i malus la transizione energetica è antisociale. I fondi infrastrutturali per le ferrovie, i trasporti di agglomerato e le strade nazionali hanno dimostrato che la pianificazione e l’implementazione delle infrastrutture si estendono per diversi anni e che il finanziamento nell’ambito dei budget annuali non è appropriato.

Quarto: si tende a considerare la protezione dell’ambiente una fonte di aumento dei costi di produzione e di gestione, in contrapposizione con il successo economico. Questa narrazione del conflitto di obiettivi caratterizza sia il dibattito politico sia la percezione pubblica, ma è palesemente falsa. Circa la metà dell’economia globale – stimata a 44 trilioni di dollari – dipende direttamente dai servizi della natura: la sola impollinazione da insetti è valutata centinaia di miliardi di dollari all’anno. Il cosiddetto capitale naturale è pertanto la base più importante dell’economia moderna. Ecosistemi intatti forniscono materie prime, regolano il clima, purificano l’acqua e proteggono dai pericoli naturali.

Quinto: oggi tocca a noi. I nostri nonni e genitori ci hanno mostrato che è possibile uscire vincenti dalle grandi sfide. In risposta alla povertà e alle difficoltà esistenziali delle persone anziane nel primo e secondo dopoguerra, hanno creato l’AVS, finanziata su un modello solidale.

Per dare a tutte le persone, indipendentemente dalla situazione economica, la possibilità di spostarsi liberamente, hanno costruito la rete ferroviaria con i grandi trafori. Oggi tocca a noi realizzare questo progetto intergenerazionale, per un futuro neutro dal punto di vista climatico e indipendente da fonti energetiche estere.

articolo di Daria Lepori, deputata in GC, apparso il 10 febbraio sul Corriere del Ticino

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