L’informazione nella Svizzera italiana è a rischio a causa dell’iniziativa anti-SSR

La destra sta tornando all’attacco contro i media pubblici con l’iniziativa anti-SSR. Rispetto alla Svizzera tedesca, le regioni italofone, romande e romancie del Paese ne subirebbe le conseguenze in modo più grave: indebolimento dell’informazione locale e ulteriore concentrazione dei media.

L’iniziativa anti-SSR, lanciata dalla destra e sulla quale voteremo l’8 marzo, mira a ridurre il canone per la SSR da 335 a 200 franchi per famiglia. La SSR ha già detto cosa significherebbe questa riduzione per il servizio pubblico mediatico: più licenziamenti, meno contenuti e, soprattutto, meno giornalismo nelle regioni non urbane e non germanofone.

Un duro colpo per l’informazione locale in Ticino

La Svizzera italiana dipende fortemente dalla SSR per la produzione di informazioni di qualità. Attualmente, gran parte del canone viene ridistribuito nelle regioni francofone e italofone, nonché nella parte romancia dei Grigioni. Senza questi soldi, la RSI e la RTS sarebbero costrette a sopprimere i servizi giornalistici o i telegiornali regionali.

Per i grandi gruppi mediatici, produrre informazioni per una minoranza linguistica non è redditizio. Infatti, si osserva una scomparsa dei media in Ticino e nella Svizzera romanda. Sempre più spesso vengono semplicemente riprese le segnalazioni ATS oppure sono le redazioni germanofone a produrre articoli che vengono poi tradotti per il pubblico francofono e, in misura minore, italofono.

Senza la SSR, tutti i media ci rimettono

Se i promotori del progetto di legge sognano un panorama mediatico più «competitivo» grazie al loro progetto di legge, sarebbe vero il contrario. In Romandia si sta creando un quasi monopolio mediatico: il gruppo zurighese «TX Group» possiede già la stragrande maggioranza dei titoli. Anche in Ticino, pensiamo alla scomparsa del Giornale del Popolo e delle difficoltà finanziarie di altre redazioni, si assiste a questa evoluzione. La progressiva messa da parte del servizio pubblico aggraverebbe questa concentrazione mediatica, a scapito del pluralismo.

Eppure, questa pluralità è fondamentale per il dibattito democratico e la coesione nazionale. Per farsi un’opinione su un oggetto di votazione, ad esempio, è importante avere accesso a diversi punti di vista.

Il controllo degli oligarchi

In generale, il dibattito democratico risentirebbe di un indebolimento della SSR. Si tratta di una tendenza internazionale. Dopo lo smantellamento dei servizi pubblici, gli oligarchi si affrettano a colmare il vuoto mediatico riprendendo il controllo delle redazioni.

In Francia, il miliardario Vincent Bolloré possiede numerosi titoli che fungono da strumento di propaganda per l’estrema destra – idem in Italia con Silvio Berlusconi e l’impero di Mediaset. Anche in Svizzera, Christophe Blocher acquista titoli distribuiti gratuitamente per influenzare l’opinione pubblica – strategia intrappresa dalla Lega da ormai oltre vent’anni con il Mattino della Domenica. Di fronte a ciò, i media pubblici rappresentano una barriera contro la disinformazione e i discorsi di odio, che dividono e spaventano.

Per questi e molti altri motivi, il PS Ticino e il PS Svizzero raccomanda di votare NO l’8 marzo!

Adeguamento dell’articolo apparso su Direkt

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