L’iniziativa dei “200 franchi” rappresenta un attacco diretto a uno dei fondamenti dello Stato federale: la tutela delle minoranze linguistiche. È paradossale che a promuoverla siano proprio coloro che si proclamano difensori della patria e dei valori svizzeri. È legittimo discutere della qualità, dell’efficienza e dei costi del servizio pubblico radiotelevisivo. Una riflessione sul contenimento della spesa è comprensibile e necessaria. Tuttavia, le proposte avanzate dai promotori dell’iniziativa “200 franchi” non portano a un reale risparmio per le famiglie. Al contrario, rischiano di spingere i cittadini verso piattaforme private a pagamento.
Meno servizio pubblico non significa meno spesa, ma una spesa diversa, più selettiva, che può comprimere la libertà di informazione e il pluralismo mediatico. Il mandato della SSR, sancito dalla Costituzione federale, dalla Legge sulla radiotelevisione (LRTV) e dalla Concessione, garantisce programmi di servizio pubblico in tutte e quattro le lingue nazionali. Per assicurare pluralismo e coesione, la SSR applica un sistema di perequazione finanziaria. Le regioni con maggiori risorse sostengono quelle con minori entrate. Ne beneficiano in particolare la RSI e la RTR, permettendo anche alle regioni linguistiche minoritarie di disporre di un’offerta mediatica forte e indipendente.
Da ticinese, colpisce vedere come i sostenitori dei 200 franchi ignorino il ruolo fondamentale della RSI quale volano economico regionale. La radiotelevisione di servizio pubblico genera infatti un valore aggiunto stimato in diverse centinaia di milioni di franchi e rappresenta un vantaggio concreto per il Ticino. Oltre ai numeri, va ricordato il valore del saper fare: un patrimonio di competenze che alimenta un’intera filiera professionale fatta di giornalisti, autori, registi, videomaker, tecnici, musicisti, attori, artigiani, specialisti della comunicazione, della logistica e dell’amministrazione. Un ecosistema che verrebbe drasticamente ridimensionato, riducendo gli sbocchi professionali e le prospettive per molti giovani.
Indebolire il servizio pubblico è una scelta politica che colpisce non solo l’informazione e la cultura, ma anche la coesione sociale ed economica del Paese.
di Joy G. Cometta, municipale di Arogno. La Regione, 23 gennaio