Business globale, responsabilità globale

L’iniziativa per multinazionali responsabili, su cui andremo a votare il 29 novembre, chiede una cosa per noi svizzeri ovvia: chi causa un danno deve rispondere! Si tratta della prima iniziativa popolare lanciata esclusivamente dalla società civile, ossia da oltre 130 organizzazioni di tutti gli ambiti (diritti umani, ambiente, cooperazione allo sviluppo, protezione dei consumatori, ecc.), che chiedono che le imprese con sede in Svizzera siano tenute a rispettare gli standard minimi in materia di diritti umani e ambiente nell’insieme delle loro relazioni di affari, quindi anche all’estero.

Varie multinazionali svizzere, come Glencore e Syngenta, sono da anni al centro di diversi scandali: violazioni di diritti umani, gravi danni ambientali ed espropriazioni indebite di terra sembrano far parte del loro modello di business. Dal momento che queste pratiche irresponsabili dimostrano chiaramente che le misure volontarie non sono sufficienti, l’iniziativa per multinazionali responsabili chiede regole chiare e vincolanti per tutti.

Come ex cooperante e collaboratrice di Comundo, un’organizzazione che invia cooperanti in progetti di cooperazione allo sviluppo in America Latina e Africa, mi confronto quotidianamente con le conseguenze negative sulla popolazione locale di queste pratiche senza scrupoli: intere famiglie di contadini in Perù con gravi problemi di salute a causa di un’elevata presenza di metalli pesanti nell’acqua che bevono e con cui irrigano i loro campi; fiumi inquinati a causa di attività di estrazione mineraria in Colombia che riducono alla povertà intere comunità di pescatori che non hanno più niente da pescare.

I guadagni o vantaggi delle attività commerciali di queste multinazionali poco virtuose sono chiaramente solo per pochi: a beneficiarne sono le stesse aziende e forse qualche funzionario pubblico o politico locale che le sostiene, ma decisamente non le persone del posto. Loro al contrario vedono le proprie condizioni economiche e qualità di vita deteriorarsi, senza ricevere nulla in cambio: spesso si evita addirittura di assumere personale locale, per paura che protesti contro lo sfruttamento sconsiderato del territorio che abitano da sempre.

In un mondo sempre più interdipendente, anche noi che viviamo lontani, non possiamo più chiudere gli occhi davanti a queste ingiustizie. Una multinazionale che viola i diritti umani, inquina l’acqua potabile o distrugge intere regioni, deve essere ritenuta responsabile delle sue azioni. Il benessere del nostro paese non può basarsi su pratiche aziendali senza scrupoli, è una questione di giustizia! Votando di sì il 29 di novembre anche noi cittadine e cittadini svizzeri possiamo fare qualcosa in difesa dei diritti umani e dell’ambiente nel mondo!

Corinne Sala, Direttrice Comundo Svizzera Italiana e Co-presidente comitato cantonale PS
Articolo apparso sul PS.ch di novembre 2020