Nel 2027 la perequazione finanziaria raggiungerà 6,9 miliardi di franchi, 527 milioni in più rispetto al 2026. Il dato più significativo è la ragione della crescita. La perequazione delle risorse aumenta di 540 milioni, di cui tre quinti sono dovuti all’aumento delle disparità fra i Cantoni. In altre parole, il sistema cresce perché cresce ciò che dovrebbe correggere. La concentrazione della capacità fiscale in alcuni poli è evidente. Nel 2008 Zugo aveva un indice delle risorse pari a 215, mentre nel 2027 sfiora quota 300. Il Ticino invece ha percorso la traiettoria opposta.
Nel 2013 e 2014 era riuscito a entrare fra i Cantoni finanziariamente forti, poi ha iniziato una discesa quasi continua fino agli attuali 90,4. A livello svizzero non siamo più semplicemente davanti alla tradizionale divisione fra Cantoni ricchi e poveri. Alcune regioni stanno accumulando capacità fiscale, mentre altre perdono sistematicamente terreno.
Qui emerge uno dei limiti della concorrenza fiscale. Essa appartiene al federalismo svizzero e ha favorito autonomia e responsabilità. Ma la concorrenza funziona finché le condizioni di partenza sono almeno comparabili. Altrimenti si crea un meccanismo cumulativo: chi dispone già di una base fiscale molto forte può ridurre le aliquote, attirare nuove imprese e contribuenti e rafforzare ulteriormente il proprio vantaggio. Un Cantone più debole deve invece prelevare di più sul proprio potenziale fiscale per finanziare servizi analoghi, se non inferiori. La perequazione arriva dopo, attenuando la differenza, ma sempre più sembra rincorrere un divario che continua ad allargarsi, senza interrogarsi sufficientemente sulle cause.
Per il Ticino, tuttavia, sarebbe troppo facile attribuire ogni responsabilità al sistema federale. Prendiamo il tema dei frontalieri. Contribuiscono in modo importante alla produzione e alla base fiscale cantonale. Ma il Ticino presenta una combinazione particolare: circa un terzo della forza lavoro è frontaliera e le retribuzioni sono sensibilmente inferiori rispetto ad altre regioni di confine. Ginevra e Basilea Città hanno anch’esse un’importante presenza di frontalieri, ma con stipendi più alti e un potenziale delle risorse rispettivamente attorno al 164 e al 155 per cento della media svizzera. Una parte di questa debolezza l’abbiamo costruita noi, accettando un modello fondato su attività a basso valore aggiunto e sulla pressione verso il basso dei salari. E lo stesso vale per la fiscalità. Abbiamo ridotto l’aliquota sull’utile dal 9 al 5,5 per cento perdendo gettito reale. Nella perequazione questo non conta nulla: il sistema misura la base imponibile secondo il diritto federale, non ciò che incassiamo. Abbiamo pagato per intero il prezzo della concorrenza fiscale senza che il meccanismo perequativo ne prenda atto in alcun modo.
Questo non significa però che la Npc non presenti difetti reali. Uno riguarda proprio i frontalieri. La Confederazione riduce oggi del 25 per cento il loro reddito considerato nel potenziale delle risorse. Ma essendo proporzionale allo stipendio, questa correzione favorisce maggiormente i Cantoni dove i frontalieri guadagnano di più, mentre i costi di mobilità, sicurezza e infrastrutture non diminuiscono nella stessa proporzione quando i salari sono più bassi. Lo studio dell’Università di Lucerna propone una deduzione nominale per lavoratore, legata ai costi effettivi. Per il Ticino significherebbe circa 9,5 milioni di franchi in più all’anno. Una correzione già individuata, ma rinviata al 2030. C’è poi il problema della natura periferica. Il sistema federale misura altitudine, densità, insediamenti e alcuni oneri sociodemografici. Ma quanto riesce a misurare la realtà di un cantone separato dal resto della Svizzera dalle Alpi, con una frontiera nazionale su gran parte del territorio, una popolazione anziana, una rete di trasporti costosa, un sistema sanitario che deve garantire autonomamente servizi a sud delle Alpi oltre al compito costituzionale e culturale di preservare l’italianità? La compensazione degli oneri geotopografici riconosce al Ticino circa 44 franchi per abitante, contro quasi 700 ai Grigioni. Il motivo è che gli indicatori misurano l’altitudine, non la pendenza. I nostri versanti sono ripidi come quelli alpini, ma i fondovalle in cui si vive e si lavora stanno più in basso dell’Altopiano. Così la montagna, che ci costa, viene contata meno. E dall’intera compensazione degli oneri sociodemografici per i nuclei urbani il Ticino non riceve nulla pur dovendo svolgere funzioni centrali per un’intera regione priva di un polo svizzero alternativo vicino.
Non si tratta di chiedere privilegi, né di negare le nostre responsabilità. Si tratta di arrivare alla prossima revisione della perequazione con una domanda più radicale: gli indicatori costruiti quasi vent’anni fa riescono ancora a descrivere correttamente la Svizzera di oggi? Se la perequazione cresce soprattutto perché crescono le disparità, occorre rimettere al centro non soltanto il potenziale fiscale, ma anche i bisogni, gli oneri e le caratteristiche specifiche dei territori, in particolare delle regioni periferiche e di frontiera. Perché il federalismo fiscale ha senso soltanto se garantisce anche il federalismo economico e sociale, non un’accelerazione della periferizzazione.
Articolo di Ivo Durisch, capogruppo PS, apparso su LaRegione il 22 settembre 2026