… come cantavano gli anarchici cacciati da Lugano: “Andrem di terra in terra, a predicar la pace ed a bandir la guerra!”. Ma qui – a sorpresa – è l’UDC, o meglio il suo patron, l’ex consigliere federale Christoph Blocher, a presentarsi come pacifista con tanto di colomba e ramoscello d’ulivo. Lascio ad altri, più preparati, affrontare e smontare il mito della neutralità svizzera. Mito pieno di compromessi, del tutto opportuni, per proteggere il nostro Paese. C’è un fatto che mi preme sottolineare, ed è il capoverso 3 dell’iniziativa: “La Svizzera non partecipa a scontri militari tra Stati terzi e non adotta neanche misure coercitive non militari nei confronti di Stati belligeranti”.
Non partecipare a scontri aperti, è il succo della neutralità militare, che nessuno ha mai messo in dubbio. Ma non adottare «misure coercitive non militari», cioè le famose «sanzioni» è un problema. Si tratta di fatto solo di quelle dell’Unione europea, perché di sanzioni dell’ONU, con il veto incrociato di Usa e Federazione russa, non se ne vedono proprio. Di fronte a una patente violazione del diritto internazionale, essere neutrali non significa essere al di sopra delle parti, ma prendere la parte dell’aggressore. E rinunciare in questo momento a partecipare alla solidarietà europea con l’Ucraina significa isolare il nostro Paese dagli unici amici che abbiamo. Per la Svizzera, anche in vista di una difesa comune, indipendentemente dai nuovi centri di potere, la solidarietà con l’Unione europea è un elemento fondamentale della nostra sicurezza. Ed è noto che sono proprio la Federazione russa e l’amministrazione Trump a voler indebolire e frammentare il continente europeo. Un no chiaro all’iniziativa “pro Putin”.
Carlo Lepori, La Regione 17 settembre