Negli ultimi mesi la spinta di associazioni come “La goccia che conta” creata da Dafne Mombelli e Paola Sciolli, cittadine molto sensibili al tema, di Morbio Inferiore, sta contribuendo ad accendere il dibattito, anche a livello cantonale sulla possibile dismissione di alcuni pozzi idrici nel Mendrisiotto che sulla carta hanno già un destino segnato, secondo il Piano cantonale di approvvigionamento idrico (Pcai). Una scelta che, secondo diversi esperti chiamati in causa da diverse associazioni, potrebbe avere conseguenze significative per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico della regione tant’è vero che oggi il tema è sul tavolo del Dipartimento del territorio dove si dibatte per una seconda vita per i pozzi in questione.
In un contesto di cambiamenti climatici e periodi di siccità sempre più frequenti, le riserve d’acqua sotterranee, anche se al momento non più potabili e non utilizzabili a livello domestico (in passato hanno garantito acqua potabile di qualità alle migliaia di cittadini del Mendrisiotto) per la trascuratezza dell’uomo, possono comunque venire utili come riserve se dovessero persistere ripetute condizioni di siccità prolungate, per irrigare ad esempio, giardini pubblici, giardini privati, campi da calcio e industrie, che spesso richiedono grandi quantità per poter produrre.
Associazioni come “La goccia che conta” sottolineano che rinunciare a queste fonti significherebbe diminuire la resilienza in caso di emergenze. L’acqua è un diritto, non un privilegio. Difendere i pozzi oggi significa proteggere il domani.
Daniele De Blasi, PS Morbio Inferiore, apparso su la regione 23 settembre