Il conto del Cantone non è fatto solo di uscite

Qualche giorno fa, su questo giornale, il presidente della Camera di commercio Andrea Gehri ha messo in guardia dai disavanzi strutturali e dai nuovi oneri che peseranno sulle finanze cantonali nei prossimi anni. Scrive poi che il vero oggetto della discussione «non sono nemmeno i conti. È la capacità del Cantone, negli anni a venire, di finanziare le proprie prestazioni, di investire, di rispondere ai bisogni della popolazione. È il margine di manovra delle generazioni che verranno». Esattamente. Ma allora partiamo dai bisogni della popolazione. Oggi per molte famiglie il problema è arrivare alla fine del mese. Il potere d’acquisto è sotto pressione, gli affitti pesano, i premi di cassa malati aumentano – e oggi conosceremo i premi 2027. Il rafforzamento dei sussidi è finalmente in atto grazie all’iniziativa per il 10%, ma sappiamo che non basta.

Ci sono poi altre priorità che non possiamo mettere da parte: rafforzare la conciliabilità tra lavoro e famiglia.

Avere uno Stato sociale forte. Mantenere un sistema sanitario e formativo di qualità. Investire nella lotta alla crisi climatica, nel trasporto pubblico, nella mobilità dolce e nelle infrastrutture. Queste sono le prestazioni e gli investimenti di cui stiamo parlando quando diciamo che il Cantone deve avere la capacità di «rispondere ai bisogni della popolazione». La domanda è quindi: come li finanziamo? La matematica è semplice: per mettere in equilibrio i conti si può intervenire sulle uscite, sulle entrate o su entrambe. Non ci sono formule magiche. Gehri ha una risposta chiara: il Ticino spende troppo e deve risparmiare. Ma prima di continuare con questo mantra, sarebbe utile guardare ai dati. Uno studio di Bak Economics commissionato dal Gran Consiglio è giunto alla conclusione che le uscite nette per abitante del Ticino risultano sì del 5% superiori alla media degli altri 25 Cantoni. Ma il dato cambia quando si considerano gli svantaggi strutturali del nostro Cantone, come per esempio il territorio (morfologia periferica e frammentata che alza i costi di gestione) o struttura demografica (popolazione mediamente più anziana che incide sulla spesa socio-sanitaria). Il 4% di questa differenza è infatti legato a fattori strutturali, in particolare nei settori dell’istruzione, della salute e della socialità, sui quali la politica cantonale non può semplicemente intervenire con un colpo di penna. Considerati questi fattori, i cosiddetti costi unitari, cioè quelli sui quali le scelte politiche possono incidere maggiormente, risultano appena dell’1% superiori alla media dei Cantoni strutturalmente simili. Insomma: il grande spreco che sembrerebbe esserci, leggendo certe dichiarazioni, dai dati non emerge.

Questo non vuol dire che non si possa migliorare l’efficienza in singoli settori. Ma se l’obiettivo è risanare i conti mantenendo la qualità delle prestazioni nel paragone intercantonale, il margine per farlo semplicemente tagliando la spesa è limitato. E allora bisogna guardare anche dall’altra parte: alle entrate. Qui c’è un dato che merita di essere ricordato. In meno di dieci anni, gli sgravi fiscali hanno prodotto 300 milioni di franchi di minori entrate. Tra questi sgravi troviamo, per esempio, 140 milioni di minori entrate dalla riduzione dell’aliquota sull’utile delle imprese, 40 milioni dalla riduzione dell’aliquota massima sulla sostanza e altri 17 milioni dalla riduzione dell’aliquota massima sul reddito. Sono 300 milioni che oggi non entrano nelle casse cantonali. E quindi sono anche 300 milioni in meno di capacità d’azione dello Stato: meno risorse per finanziare servizi, sostenere le famiglie, investire e affrontare le sfide dei prossimi anni. E c’è un altro aspetto. Una politica di sgravi fiscali che favorisce soprattutto chi ha maggiori redditi, patrimoni o utili non è neutrale, bensì aumenta le disuguaglianze, mentre contemporaneamente riduce le risorse disponibili per le politiche pubbliche.

Per questo è troppo semplice il messaggio «il Cantone spende troppo, bisogna risparmiare». Se vogliamo davvero discutere del margine di manovra delle generazioni future, dobbiamo guardare a tutta la fotografia: quanto spendiamo, quanto incassiamo e per cosa decidiamo di spendere.

Laura Riget, La Regione 29 settembre 2026

Beitrag teilen:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Animation laden...Animation laden...Animation laden...

Newsfeed